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Da sempre affascinato dal mondo della canzone d’autore e dalla tradizione dei più significativi songwriter, nel corso degli ultimi anni mi son avvicinato alla musica di Cole Porter cercando di approfondirne alcuni degli aspetti stilistici e compositivi. Leggendo i testi di suoi brani mi ha subito colpito il fatto di come il tema del desiderio aleggiasse onnipresente in ogni suo verso come un “qualcosa” – per utilizzare le parole dell’autore – ti frenetico ed incapace di trovare quiete tanto da chiedersi: “What is this thing called love?”. Il desiderio è trattato nelle sue canzoni come un qualcosa che non ha dimora ed ubicazione e che difficilmente trova un senso compiuto in un verso, ma al contrario è costantemente caratterizzato da un senso di ambiguità, lasciando ogni situazione aperta a mille possibilità. I personaggi delle sue canzoni si trovano sempre in uno stato di necessità non segnato del tutto poiché tutto può ancora accadere. E questo “tutto” apre infinite possibilità, e da adito a infinite sfumature a livello emotivo: gioia, aspettativa, terrore, panico, amarezza, sconforto, euforia, e così via. C’è un qualcosa che si è manifestato e che adesso chiede di essere realizzato. Porter indaga e cerca di darne un significato, ma il tutto rimane sotto forma di domanda e descrizione di sensazioni senza riuscire ad inquadrare precisamente di cosa si tratti. Da ciò ne consegue un alto grado di identificazione da parte di chi ascolta in ciò che il testo esprime. Questo “non detto” (il “something”, il “kick”, lo “strangest feeling”) rimanda a stati emozionali che appartengono ad un inconscio collettivo dove tutto è perfettamente comprensibile nella misura dell’esperienza sensoriale e dove ognuno potrebbe ritrovarsi proprio perché potrebbe essere detto da chiunque, appartenere a chiunque. Le sue canzoni rappresentano lo spirito terribilmente onesto di intendere se stessi e di descrivere ciò che è frutto della propria interiorità. Da indagatore attento e acuto dell’animo umano e dei suoi moti, con atteggiamento all’apparenza quasi infantile per la sua immediatezza, ma ricercato ed a tratti metodico, ha saputo costruire linee melodiche e testi capaci di riuscire ad abbracciare emotivamente chiunque. Che Porter sia il poeta-compositore del “desiderio” per me è oramai un dato di fatto imprescindibile; un desiderio che nasce dalle sincopi tra i ritmi metrici - musicali e i significati espressi. Di conseguenza le sue melodie, così cariche di eccitamento palpitante, climax irresistibili, portano l’ascoltatore più che ad ascoltarle a “sentirle”. Ecco la chiave di lettura della sua grandezza e tale è lo spirito che mi ha animato nella realizzazione di tale lavoro. Un tentativo, tanto affascinante quanto ardito, scaturito da un passionale amore per uno dei songwriter più significativi ed eccentrici del XX secolo. A tutti coloro che avranno la bontà di ascoltare questa musica auguro di vero cuore la stessa gioia che pervade me quando la canto.